Morbillo e Varicella-Party: è ora di farla finita

“In Italia, nell’anno 2018, sono stati denunciati ben 2427 casi di morbillo, di cui 8 decessi” (Ist.Superiore di Sanità). Dobbiamo riflettere sul fatto che le denunce sono sempre molto inferiori rispetto ai reali casi della malattia. Pensate quindi quanti casi di morbillo abbiamo avuto in un anno tra bambini ed adulti.
“Il 91% dei casi era non-vaccinato”, mentre il “5,8% aveva effettuato una sola dose” (ISS). Sappiamo quanto può essere invalidante la malattia e come è possibile evitare la sua insorgenza con la vaccinazione. E sappiamo anche che occorre effettuare una dose di richiamo dopo 2 mesi, se vogliamo una copertura anticorpale realmente valida ed elevata. 
 
In un simile scenario, teatro del dibattito tra i no-vax e la scienza, “esistono gruppi di persone che si ritrovano per condividere e trasmettere il virus”, soprattutto del morbillo o della varicella, in modo tale da “sviluppare tra i bambini la malattia naturale”, e non l’immunità data dal vaccino preventivo. Stiamo parlando dei famosi morbillo/varicella-party. Per una maggiore delucidazione, chiediamo al Dott. Paolo Meo, esperto infettivologo tropicalista:
 
Quali sono i rischi dell'esporre volontariamente i bambini al contagio?

I rischi sono legati al contagio del “Paramyxovirus del genere Morbillivirus”, ossia al virus del morbillo o al virus “Varicella-Zoster o Human Herpesvirus 3”, ossia il virus della Varicella, con il controllo, del bambino con conseguente diffusione e manifestazione dei sintomi. Tutto può procedere bene, con la formazione di anticorpi protettivi, la cui azione può durare a lungo. Ma una percentuale dei piccoli che ammalano possono incorrere nelle complicazioni del “Morbillo” che può diventare aggressivo, per azione diretta o superinfezioni batteriche con manifestazioni anche gravi di otite media, laringite iperacuta, diarrea profusa, polmonite o rare ma temibili encefaliti (infiammazioni del cervello). Di Morbillo si muore pure. I decessi sono compresi tra 30 e 100 per ogni 100.000 persone colpite. Nella “Varicella” le complicanze, seppur rare nei bambini, più frequenti negli adulti, sono caratterizzate da superinfezioni secondarie batteriche delle lesioni cutanee, con diminuzione drastica delle piastrine, ed emorragie importanti, artriti, epatiti, per passare alle atassie cerebellari e gravi encefaliti, per lo più mortali. Polmoniti e glomerulonefriti. 
  • Esponendo quindi i bambini volontariamente ad un “contagio procurato” non facciamo che giocare ad una pericolosa “roulette russa”. Nella maggior parte dei casi l’evoluzione della malattia è benigna e induce la produzione di anticorpi, talvolta esponiamo questi bambini alle complicazioni e può partire un colpo letale non prevedibile.
 
 
Che differenza c'è tra l'esposizione a una malattia e la vaccinazione?
  • o La “malattia” è la manifestazione della aggressione dei virus e della risposta dell’organismo, con tutti i mezzi che può mettere in campo. Generalmente le nostre difese hanno il sopravvento e neutralizzano i microrganismi. Talvolta la reazione dell’organismo è particolarmente violenta, ed il malessere può portare a gravi conseguenze. Altre volte i virus, o batteri che seguono, possono avere il sopravvento e creare una grave malattia secondaria. Gli esiti possono essere permanenti, ma raramente si arriva al decesso.
  • La “vaccinazione”, realizzata con particelle di virus, oramai non più attivo, e questo è un dato certo e scientificamente garantito, provoca una reazione immunitaria indotta, e la formazione di anticorpi e l’attivazione di un sistema di difesa capace di neutralizzare quei virus con cui veniamo a contatto, non inducendo neanche quella reazione che provoca la malattia. Quindi con il vaccino attiviamo quel complesso sistema difensivo che impedisce al virus di riprodursi all’interno del nostro organismo.
  • Mi sembra chiaro che il comportamento delle nonne, tanto rispolverato negli ultimi tempi, era condizionato dalla assenza di armi, quali gli attuali vaccini, che proteggono i piccoli ed i grandi dalla aggressione. Ma ricordo comunque che le tanto citate nonne ci costringevano ad un riposo forzato sotto le coperte e ad un isolamento di parecchi giorni.  
 
In quale senso è quindi più sicuro il vaccino preventivo?
  • Come ho già detto la sicurezza deriva dalla assenza di reattività delle molecole del vaccino, dalla provata capacità di agire sulle cellule deputate ai sistemi difensivi generali ed alla produzione di anticorpi, alla mancata attivazione dei sistemi difensivi che possono produrre la presenza dei sintomi, ed alla capacità di mantenere questo allertamento per anni, evitando anche la possibilità di una diffusione per il contagio ad altre persone. I bambini e gli adulti vaccinati non possono essere contagiati dai virus in questione e non saranno mai portatori e diffusori dei virus. Ricordo che lo stesso meccanismo vale anche per i batteri della meningite. Più vacciniamo, adulti compresi, più evitiamo la diffusione dei microrganismi.
  • Quindi basta “Morbillo e Varicella Party”. Organizziamo le feste per i bambini, ma in buona salute. Cerchiamo di comprendere i veri motivi per i quali dobbiamo difendere i nostri bambini da temibili aggressori, aiutando la nostra “macchina da guerra”, ossia il nostro “sistema difensivo” a rafforzarsi e a proteggerci.    

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