Le piogge in Africa

04 Agosto 2017 - Il 14 luglio la FAO ha diramato ufficialmente l’allarme: in Africa Orientale questa è la terza stagione senza piogge! È salito così a 16 milioni il numero di persone bisognose di assistenza umanitaria a causa della siccità, questo significa che rispetto alla fine dello scorso anno sono ben il 30%  in più. Somalia, Etiopia; Kenya e Tanzania sono i paesi più colpiti dove i pascoli sono aridi e le coltivazioni sono a rischio, qui muoiono molti capi di bestiame per la siccità. Le piogge scarseggiano e la popolazione è stremata, soffre non solo la sete ma anche la fame a causa della mortalità degli animali e della scarsa produzione di latte e formaggio, dei danni alle coltivazioni che sono irreversibili, infatti alla diminuzione del raccolto si è aggiunta l’invasione di un parassita, la Spodoptera exempta, che in Kenya ha già devastato 200000 ettari di colture. Diretta conseguenza di tutto questo è l’ovvio aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e invece l’abbassamento di quelli del bestiame ridotto in condizioni più che precarie che mette in ginocchio l’economia della popolazione.
Tra l’altro all’orizzonte non si prevede nulla di buono, sempre secondo la FAO infatti le condizioni climatiche non miglioreranno, anzi non faranno che peggiorare fino alla prossima stagione delle piogge che dovrebbe iniziare solo ad ottobre, bisogna quindi cercare di prestare adesso la massima assistenza, prima che la situazione si aggravi ulteriormente.
E tutto questo mentre poco più verso il centro del continente, ovvero in Nigeria, le squadre di Medici senza frontiere stanno allestendo campi di aiuto preventivi in attesa proprio della stagione delle piogge che qui rischia di mettere in ginocchio una popolazione già straziata dalla guerra.
Le strade dello stato di Borno tra qualche mese saranno sommerse, le campagne diventeranno paludi fangose, e alcune zone resteranno inesorabilmente isolate, sarà impossibile raggiungere diversi centri per un totale di almeno 40000 persone. Tutto questo allarmismo e questa prevenzione sono dovuti al fatto che la stagione delle piogge coincide con il picco di malaria in queste regioni dove la malnutrizione già miete numerose vittime e quando non uccide direttamente rende la popolazione più vulnerabile alle malattie, per questo si sta cercando di dare continuità alla distribuzione di cibo da cui dipende la sopravvivenza dei tanti sfollati che nei campi vivono in condizioni igienicosanitarie sotto la soglia del limite accettabile.
Le piogge intense porteranno malattie trasmesse via acqua come il colera e il rischio di epidemie sarà più alto quando i campi si allagheranno, si andrà incontro ad un insufficiente disponibilità di acqua potabile e di servizi igienici che non farà altro che supportare l’insorgenza e la diffusione delle malattie, il che non è difficile da capire se pensiamo che si stima che ogni latrina venga condivisa da 279 persone, quando in  base agli standard sanitari minimi, dovrebbe essere usata da un massimo di 20 persone.
“L’insicurezza e le sfide logistiche rendono difficile fornire assistenza in questi luoghi, ma stiamo lavorando sodo per rafforzare la nostra azione adesso, prima che arrivino le piogge” dice il dott. Moussa Sow, capo progetto di MSF che ha già predisposto un’equipe mobile che si sta occupando di forniture per prevenire la malaria e di dare supporto medico a Rann, Banki e Damasak, dove anche un po’ di sapone e una zanzariera possono essere dei salvavita.
 

Isabella Cavoli, antropologa

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