L'artemisina sta perdendo la sua efficacia

Autore: Francesco Spinazzola - Pubblicato il: 25/06/2012
Sezione: Notizie - Categoria: Archivio notizie
Parole chiave: artemisina resistenza

Nei pressi del confine birmano-thailandese è presente un tipo di malaria da P.falciparum resistente ad artemisina, un farmaco ritenuto molto efficace.In realtà, già cinque anni fa, era stata segnalata la stessa csa al confine con la Cambogia. Il fenomeno si allarga?

L'Artemisina perde d'efficacia?25 giugno 2012 - La malaria è sempre un argomento che desta l'interesse dei medici e degli studiosi interessati. Un recente articolo pubblicato da The Lancet il 5 aprile (the Lancet, 379; 9830: 1960 - 1966, 26 May 2012) rivela che è emersa nei pressi del confine birmano-thailandese un tipo di malaria da P.falciparum resistente ad artemisina, un farmaco ritenuto molto efficace.

I parassiti della malaria che resistono all'artemisinina, erano già stati segnalati cinque anni fa, nella parte occidentale della Cambogia. A suo tempo era stato avviato un programma di contenimento per prevenirne la diffusione. Ma tutto questo potrebbe essere stato inutile, in quanto, come detto, un team di ricercatori internazionali segnala ora che lungo il confine tra Thailandia e Birmania, a circa 800 chilometri di distanza, sono stati riscontrati parassiti della malaria resistenti.

Questa notizia porge una serie di spunti utili per una riflessione più ampia sul problema malaria e che possono interessare soprattutto il viaggiatore, che magari non ha competenza scientifica specifica, ma che comunque è curioso e vuole giustamente essere informato e soprattutto potrebbe venire intimorito da un allarme immotivato.

In realtà in passato molti farmaci ritenuti efficaci nella prevenzione e nella cura della malaria hanno nel corso del tempo manifestato il fenomeno della farmaco-resistenza: la clorochina innanzitutto. Introdotta nell'uso anche in formulazione orale, ha cominciato a perdere di efficacia nei confronti di P.falciparum, già dal 1957, per poi essere esclusa dall'uso in corso di malaria da detta specie a distanza di pochi anni.
Anche la meflochina presenta problematiche analoghe e crescenti sono in letteratura le segnalazioni di una sua incipiente inefficacia.

L'artemisina e derivati (rimedio tradizionale della medicina cinese, estratto dalla corteccia dell'Artemisia annua) in realtà ha sempre avuto una caratteristica tendenza a sviluppare forme resistenti, tanto che se ne è proposto l'uso in associazione con altri farmaci.
Si sta infatti sempre più affermando il modello di trattare le malattie o anche i tumori con più farmaci, per ottenere un effetto di potenziazione, cioè sinergico, e bypassare in questo modo l'assuefazione, cioè la resistenza che microrganismi (ad esempio: stafilococchi, virus HIV, batteri della tubercolosi, plasmodi della malaria etc.) o cellule neoplastiche sviluppano in risposta ai trattamenti che l'uomo utilizza per combatterli.

La resistenza infatti rappresenta un semplice meccanismo di selezione darwiniana, nel corso del quale arrivano a riprodursi solo gli individui (batteri, virus o quant'altro) resistenti ad uno specifico farmaco. Cioè quelli forniti del  corredo genetico più adatto a resistere a quello specifico attacco.  Tale caratteristica trasmessa alla prole determina  la sopravvivenza della specie.

Gli studiosi sono riusciti invece a sconfiggere questa facoltà dei nostri nemici, aumentando il numero di farmaci da usare e diminuendo conseguentemente di milioni di volte le probabilità per loro di sfuggire al trattamento. La resistenza all'artemisina è stata riferita per un uso singolo di questo farmaco, non associato ad altri cioè, mentre ne è sempre stato suggerito un uso in associazione (Am J Trop Med Hyg December 2007 vol. 77 no. 6 Suppl 181-192).

Attualmente infatti abbiamo armi, cioè farmaci di vario tipo e meccanismo d'azione, che possono essere associati all'artemisina (lumefantrina, doxiciclina, chinino etc.), sia in profilassi, che in terapia, riuscendo ad evitare che il fenomeno della resistenza possa verificarsi.

Pertanto direi che il viaggiatore che parte per una destinazione a rischio malaria, avendo ricevuto un consiglio appropriato presso un centro specialistico, deve abbandonare qualsiasi timore e affidarsi fiduciosamente a medici aggiornati e competenti.

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