Influenza aviaria H5N1

29 Aprile 2013 - Secondo i dati ufficiali forniti dall'OMS-WHO, dal 12 marzo al 26 aprile di quest'anno ci sono stati sei casi di influenza aviaria da virus H5N1, nei seguenti Paesi:

  • Bangladesh (1)
  • Cambogia (1)
  • Vietnam (2)
  • Egitto (2)

I casi sono stati definiti tutti sporadici, ma se ne aspettano altri in un prossimo futuro. Dall'inizio dell'anno sono stati riportati dieci casi della malattia in Cambogia, con otto decessi. Le autorità sanitarie hanno dichiarato che tali casi da un punto di vista epidemiologico non sono direttamente collegati a loro e che la maggior parte dei pazienti ha avuto contatti col pollame nei propri villaggi.

Dal 2003 ci sono stati a livello globale 628 casi confermati di influenza aviaria da virus H5N1, riportati ufficialmente dall'OMS-WHO da 15 diversi Paesi, con 374 decessi, con un tasso di letalità del 60%. Secondo l'OMS, il sottotipo H5N1 (diverso da quello H7N9 attualmente circolante nel focolaio cinese), denominato classicamente HPAI virus (Highly Pathogenic Avian Influenza virus), ha contagiato per la prima volta gli esseri umani nel 1997 durante un focolaio manifestatosi nel pollame all'interno del territorio della provincia di Hong Kong. Dal momento della sua nuova emergenza nel 2003, il virus è tornato a diffondersi dall'Asia all'Europa ed all'Africa, divenendo strettamente collegato col pollame in alcuni Paesi e determinando milioni di casi di infezioni nel pollame, oltre ai casi verificatisi negli esseri umani.

Le differenze cliniche con l'influenza stagionale sono evidenti, non solamente da un punto di vista della gravità del decorso clinico, ma per esempio anche da quello del periodo di incubazione, che è più lungo dei classici due-tre giorni dell'influenza classica. Si può infatti arrivare anche ad una settimana, ed in alcuni casi anche a sfiorare le due settimane. Il decorso clinico come detto è più grave ed è rappresentato da febbre elevata >38°c e da sintomi a carico dell'apparato digerente, con diarrea, vomito, dolori addominali, dolore toracico, ed in taluni casi anche sanguinamento gengivale e/o dalle narici.

Nei casi più gravi la malattia può guadagnare le basse vie respiratorie, in media a cinque giorni di distanza dall'esordio della sintomatologia, dando luogo ad un interessamento che ha una tendenza ad aggravarsi progressivamente, sfociando in ARDS, cioè nel cosiddetto “polmone emorragico”, complicanza potenzialmente fatale.  Anche se il rischio per il turista rimane particolarmente basso, è il caso di rammentare la necessità di evitare il contatto con fiere e mercati in cui si possa registrare la presenza di pollame, di consumare le carni sempre molto ben cotte e di non toccare i volatili eventualmente rinvenuti morti lungo il cammino.

Fonte

http://www.theglobaldispatch.com

 

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