Il male del futuro - il batterio killer super resistente agli antibiotici

24 Febbraio 2016 - La resistenza agli antibiotici è un grave problema sanitario a livello globale e rappresenta una delle più grandi sfide dell'OMS.
Le stime per il 2050 collocano le infezioni batteriche da batteri multiresistenti tra le prime cause di decesso al mondo.
Purtroppo l'armamentario di antibiotici a nostra disposizione è in esaurimento e sono sempre meno i farmaci utilizzabili per l'eradicazione delle infezioni batteriche, sia a livello nosocomiale che comunitario.
I farmaci  a disposizione sono considerati di «ultima speranza» (ad esempio la colistina, a cui si ricorre come ultima spiaggia quando un batterio è resistente a tutto) e il 70 % dei batteri ha sviluppato resistenze specifiche contro i farmaci considerati più potenti.
 Tra le cause di questo fenomeno troviamo da una parte l'uso improprio dei farmaci, utilizzati nella maggior parte dei casi in modo empirico, dall'altra la duttilità dei batteri di adattarsi alle modificazioni antagonizzando l'azione delle molecole antimicrobiche, così come la capacità scambiarsi geni di resistenza attraverso meccanismi di trasferimento genico orizzontale.
In questo panorama critico l’Italia si colloca come uno dei Paesi peggiori dell'Unione Europea, con circa 4500-7000 morti all’anno e circa 284000 pazienti colpiti (il 10 per cento dei quali si infettano durante i ricoveri ospedalieri).
Le infezioni più comuni sono quelle delle vie respiratorie, del tratto urinario, della pelle e quelle post chirurgia, in generale tutte quelle che interessano apparati che prevedono l'utilizzo di dispositivi medici invasivi e permanenti rendendo gli individui più esposti alle infezioni. Il batterio Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi domina la scena delle infezioni nosocomiali da batteri multiresistenti e rappresenta un vero flagello delle terapie intensive, dove tra l'altro i pazienti ospitati sono più debilitati. Altri germi resistenti temuti negli ospedali sono l’Escherichia coli resistente alle cefalosporine e lo Staphylococcus aureus meticillino resistente.
Come affrontare questo problema? Il vero punto nodale della questione sarebbe quello di limitare la diffusione delle infezioni in ambito ospedaliero, ricorrendo a terapie antibiotiche mirate e rispettando semplici misure igieniche. Un altro aspetto che verrebbe in aiuto sarebbe quello di formulare nuove molecole  antibiotiche, ma ciò costituisce una vera e propria nota dolente.
E' dal 1987, infatti, che non viene sviluppato nessun nuovo antibiotico, al contrario per la cura di alcune infezioni sono addirittura tornati in voga farmaci oramai inutilizzati per i numerosi effetti tossici. Un farmaco ancora in fase di sperimentazione nel quale si ripongono molte speranze in questa battaglia contro i batteri multiresistenti è la teixobactina, molecola al momento sperimentata solo sul modello animale, che si è dimostrata efficace contro tre tra i batteri più pericolosi: Clostridium difficile, Streptococcus pneumoniae e Staphylococcus aureus. In quella che dagli esperti viene definita "era post-antibiotica", nella quale infezioni comuni e lievi ferite possono diventare mortali, l'OMS ribadisce la necessità di una rete sinergica che coordini a livello globale il monitoraggio delle antibiotico-resistenze e la condivisione dei dati. 
 
 
Fonte: Lancet Infectious Diseases

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