Epatite in Sud Sudan

Autore: Francesco Spinazzola - Pubblicato il: 19/09/2012
Sezione: Notizie - Categoria: Archivio notizie
Parole chiave: Epatite E, Sud Sudan

Epidemia di epatite E uccide 16 persone nei campi profughi del Sud Sudan Se non prontamente contenuta, rischia di costituire un punto d’inizio per un’ulteriore diffusione dell’infezione nell’Africa Sub Sahariana.

19 settembre 2012 - Le autorità sanitarie del Sud Sudan e le Nazioni Unite hanno reso noto giovedì 13 settembre che un focolaio di epatite E ha ucciso 16 persone in 3 campi profughi Sud Sudan presso il caldissimo, non solo per motivi climatici, confine con il Sudan. ll consiglio che il MET fornisce alle persone che si recano, specie per lavoro, nell’area suddetta del Sud Sudan, o anche in altri Paesi o aree a rischio di contrarre l’epatite E, è quello di consumare acqua con prudenza, attenendosi a quelle norme comportamentali descritte in altra parte del sito per quanto riguarda la prevenzione delle infezioni oro-fecali. Anche il cibo può essere contaminato e quindi si consiglia di consumarlo sempre ben cotto. Avere cura della propria persona e lavarsi frequentemente, facendo attenzione all’acqua che si inghiotte lavandosi i denti. L’atteggiamento di attenzione determina un abbassamento del rischio, che comunque valutiamo basso.

La regione di confine del Sud Sudan è stata infatti invasa da centinaia di migliaia di profughi in fuga dai combattimenti che si svolgono negli Stati del Sud Kordofan e Blue Nile in Sudan. Il Ministero della Salute del Sud Sudan ha segnalato quasi 400 casi di epatite da quando l'epidemia è stata identificata nel luglio 2012.

"I casi sono in aumento di giorno in giorno, quindi si sta verificando una pressione enorme sui servizi sanitari e le risorse disponibili. Ciò rappresenta una grave preoccupazione umanitaria", ha affermato il Ministero in un comunicato congiunto con le agenzie delle Nazioni Unite. In Maban County, la zona interessata, 108 000 rifugiati sudanesi vivono nei campi in condizioni disastrose. L'epatite E si localizza al fegato e si diffonde attraverso l'acqua potabile contaminata da feci.

John Lagu, direttore dell’Emergenza Sanitaria presso il Ministero della Salute, ha detto che il virus ha potuto prosperare nei campi che sono sovraffollati e allagati da abbondanti precipitazioni. "La cosa buona è che il virus non è molto aggressivo ... e che i casi di mortalità sono bassi. Poche persone muoiono a causa di esso," ha detto a Reuters Lagu per telefono. Tuttavia, ha avvertito il rischio che il virus possa diffondersi fra le popolazioni locali, che hanno addirittura ancor meno accesso alle cure sanitarie rispetto a quelli che vivono nei campi.

"E 'solo un altro indizio delle pessime condizioni che ci sono", ha detto Stefano Zannini di Medici Senza Frontiere.
"C'è mancanza di cibo, acqua potabile e il numero delle latrine è molto basso ... ci sono quindi tutte le condizioni giuste perché questo tipo di epidemia abbia luogo", ha detto.
Il Sud Sudan è diventato indipendente nel luglio 2011 dal Sudan nell'ambito di un accordo di pace del 2005 che pose fine a decenni di guerra civile, ma le 2 nazioni sono ai ferri corti sulla demarcazione della frontiera e su altre questioni.

Fonte

http://in.reuters.com

Il virus dell’epatite E appartiene al genere degli Hepevirus; possiede un RNA monocatenario; esiste un solo sierotipo con 4 genotipi; oltre alla specie umana viene condiviso da maiali, cinghiali, ratti, conigli, cervi ed anche uccelli. La sintomatologia clinica è grossolanamente sovrapponibile all’epatite alimentare classica A. Nella maggioranza dei casi decorre in maniera silente, senza sintomi, specie nei più giovani. Può dar luogo a forme itteriche in genere a risoluzione spontanea nel giro di poche settimane. Può essere invece specificamente grave, talora in forma letale, cosiddetta fulminante, in casi sporadici e soprattutto nelle donne in stato di gravidanza, nelle quali arriva nel terzo trimestre ad un tasso di letalità del 20%.

Contrariamente alla forma alimentare classica A, è stata finora documentata per la E la possibilità di cronicizzare in alcuni individui: negli immunodepressi e nei soggetti sottoposti a trapianti. In tali casi peraltro si è rivelata efficace nel determinare la clearance virale la ribavirina alla dose di 600-800 mg al giorno. La trasmissione avviene essenzialmente attraverso il consumo di acqua contaminata. Specie in ambienti rurali, come quelli del Nord dell’India, dove l’ambiente è ampiamente fecalizzato, tale via è
senz’altro la più diffusa. Però non va sottovalutato, anche se al momento non è di facile quantificazione, l’uso di carni di maiale e/o di cinghiale contaminate. Partecipano alla diffusione dell’infezione, essenzialmente in funzione di reservoir, una serie di roditori, specie in Asia: Bandicota bengalensis , Rattus rattus brunneusculus e Suncus murinus. Negli ultimi anni numerose epidemie di epatite E si sono ripetute in India ed in Africa Sub-Sahariana, questa del Sud Sudan appare come l’ultima solo in senso cronologico, la misura profilattica più importante per le popolazioni interessate è il miglioramento dei servizi igienico-sanitari, che consiste nel trattamento e nello smaltimento dei rifiuti umani, nel garantire standard più elevati per la fornitura di acqua pubblica, il miglioramento delle procedure di igiene personale e la preparazione dei cibi in modo igienicamente sicuro.

Pertanto, le strategie di prevenzione di questa malattia sono simili a quelle di tante altre che affliggono le nazioni in via di sviluppo, e richiedono grande impegno finanziario internazionale per l’approvvigionamento idrico e il trattamento delle acque. Un vaccino a base di proteine ​ricombinanti virali è stato sviluppato e recentemente testato in una
popolazione ad alto rischio (il personale militare di un paese in via di sviluppo). Il vaccino sembra essere efficace e sicuro, ma sono necessari ulteriori studi per valutare la protezione a lungo termine e il rapporto costo-efficacia della vaccinazione per l’epatite E.

Fonte

http://www.nejm.org

Un vaccino diverso per concezione diverso (HEV 239, venduto come Hecolin dal suo sviluppatore Xiamen Biotech Innovax) è stato approvato per la malattia nel 2012 dal Ministero cinese della Scienza e della Tecnologia, a seguito di uno studio di fase 3 su due gruppi di 50.000 persone ciascuno appartenenti alla provincia di Jiangsu in cui nessuno dei vaccinati si sono infettati nel corso di un periodo di 12 mesi, rispetto a 15 nel gruppo di trattamento che hanno ricevuto placebo. http://www.nature.com.
 

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