Chikungunya - Scheda malattia

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Descrizione: La Chikungunya è una malattia virale acuta, tropicale, trasmessa attraverso punture di zanzara infetta, che si manifesta con sintomi simili a quelli dell’influenza: febbre alta, cefalea, stanchezza e, soprattutto, infiammazione delle articolazioni con importanti dolori che talora costringono il paziente ad assumere una posizione piegata nel tentativo di alleviare la sofferenza (in swahili, “chikungunya” significa "ciò che curva" o "contorce"). Il quadro è accompagnato, in un’elevata percentuale di casi, da manifestazioni cutanee maculopapulari pruriginose, che talora possono assumere caratteristiche di tipo emorragico benigno (petecchie, ecchimosi, epistassi, gengivorragie). La trasmissione del virus non avviene per contatto diretto tra persona e persona, ma è la zanzara che trasmette la malattia attraverso la sua puntura.

 

 

 


Agente infettivo:
Il virus responsabile della chikungunya appartiene alla famiglia delle togaviridae (arbovirus), del genere degli alphavirus. Altri alphavirus patogeni noti sono quelli dell'encefalite equina dell'Est, dell'encefalite equina dell'Ovest e dell'encefalite equina venezuelana.

Ciclo vitale:
Numerose specie di zanzare sono coinvolte nella trasmissione e nel mantenimento del virus chikungunya (CHIKV) in natura, tuttavia i principali vettori sembrerebbero essere Aedes albopictus (conosciuta anche come ‘zanzara tigre’), Aedes polynesiensis e Aedes aegypti. La trasmissione verticale del CHIKV (cioè la trasmissione dall’insetto-madre alla progenie) in Aedes albopictus non è stata ancora dimostrata. Tuttavia questo meccanismo di trasmissione è stato confermato per vari virus (ad esempio per i virus della dengue). Il virus Chikungunya completa il suo ciclo vitale nella ghiandole salivari dell’insetto e viene trasmesso durante la puntura nell’uomo.
Non sono stati identificati altri serbatoi, oltre le scimmie e l'uomo, e non è ben definita la possibilità di vie alternative alla trasmissione differente da quella mediante vettore.
Non è nota, inoltre, la competenza vettoriale (l’efficienza della trasmissione) di Aedes albopictus presenti in Italia e in Europa.
La longevità del vettore del CHIKV è stimata tra 2 settimane e 1 mese, e il tempo di replicazione del virus nella zanzara è di circa 10 giorni. Questi dati suggeriscono la possibilità dello sviluppo di una popolazione di zanzare infette. Inoltre bisogna tener presente che le uova di Aedes albopictus possono sopravvivere disseccate per vari mesi.
La viremia nell’uomo non è ben definita; si pensa che corrisponda al periodo immediatamente precedente l’inizio dei sintomi, che durano dai 3 ai 10 giorni, fino al 5 giorno in cui il paziente è sintomatico, e che, comunque, essa sia compresa in un periodo di tempo che va da 3 ai 10 giorni.

Porta d'ingresso:
Tramite puntura di zanzara infetta; il virus non si trasmette da persona a persona con i normali contatti di vita quotidiana, né per via aerea.

Distribuzione:
Il virus della chikungunya non è di recente scoperta. La prima epidemia nota è stata descritta nel 1952 in Tanzania, anche se già nel 1779 venne descritta un’epidemia in Indonesia forse attribuibile allo stesso agente virale. Dagli anni ‘50 diverse epidemie di chikungunya si sono verificate in Asia ed Africa. A partire dal 2005, sono stati riportati ampi focolai nell’area dell’Oceano Indiano (India, Malaysia, La Reunion, Madagascar, Indonesia, Mauritius, Mayotte, Seychelles), zone in cui il virus trova il suo habitat ideale. In molte zone questa malattia coesiste con la dengue e non sempre è facile fare la diagnosi differenziale fra le due malattie. L’incidenza di chikungunya potrebbe essere sottostimata sia perché la prognosi è migliore rispetto alla dengue, sia perché ci sono ancora difficoltà nel confermare la diagnosi clinica con test di laboratorio.

 

Casi di Chikungunya nel mondo al 22 Aprile 2016. Sono esclusi  i paesi che hanno registrato solo casi importati.

CDC- YELLOW BOOK, 2016

 

Paesi in cui è diffuso il rischio di malattie trasmesse da zanzare del genere Aedes

A partire da marzo del 2005, a La Rèunion e in altre zone dell'Oceano Indiano è scoppiata un’importante epidemia di chikungunya. A distanza di un anno (17 marzo 2006), l’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato circa 204.000 persone infettate a La Rèunion, pari a circa un terzo della popolazione totale (705.000 abitanti). In India, tra febbraio e ottobre 2006, l’epidemia di chikungunya ha coinvolto 8 stati o province: i casi sospetti arrivano fino a 1,25 milioni.

In Europa La zanzara tigre (Aedes albopictus), vettore dell’infezione, è ampiamente diffusa in Europa. Il numero di casi segnalati in Europa al 13 giugno 2006 è stato rispettivamente di: 307 casi in Francia, 17 casi in Germania, 12 casi in Belgio, 9 casi nel regno Unito, 1 caso in Norvegia, 1 caso nella Repubblica Ceca. In Italia sono stati confermati, alla stessa data, 11 casi in pazienti che avevano viaggiato in paesi endemici. Oltre a questi pazienti, che avevano acquisito l’infezione all’estero, in Francia è stato segnalato un probabile caso autoctono. Si trattava di un infermiere che aveva assistito un paziente con chikungunya, acquisendo probabilmente l’infezione attraverso esposizione accidentale al sangue, durante la fase viremica.
In Europa, la possibilità di trasmettere l’infezione da parte della zanzare tigre, dipende da caratteristiche climatiche, di densità di popolazione suscettibile e densità dei flussi migratori, data da persone asintomatiche o sintomatiche che hanno contratto la malattia in altri luoghi. Importanti aspetti da analizzare sono costituiti dallo stato d’interazione ospite/vettore, dati dallo stato immunitario dell’ospite, dalla concentrazione di virus nel sangue dell’ospite, da precedenti infezioni da ceppi virali diversi. In molti Paesi europei (Francia, Germania, Norvegia, Svizzera) la febbre chikungunya è stata diagnosticata a viaggiatori provenienti da aree epidemiche, ma la trasmissione in loco da parte delle zanzare non era mai stata riportata. Il rischio, al momento attuale, è comunque considerato limitato a piccole aree, soprattutto nelle nazioni dell’Europa meridionale, tra cui l’Italia.

In Italia Nella seconda metà di agosto 2007, la regione Emilia Romagna ha notificato un focolaio epidemico di casi d’infezione virale, trasmessa da insetti, nella provincia di Ravenna. E’ stato poi tempestivamente confermato che i casi sono stati causati da infezione da virus Chikungunya. I casi riportati al 4 settembre 2007 sono in totale 197. Di questi, 166 rientrano completamente nei criteri di definizione di caso: 147 provengono dal focolaio iniziale che si è verificato nell’area di Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna, due piccole cittadine separate da un fiume, mentre 19 da cluster secondari nelle periferie di Cesena (13 casi) e Cervia (6 casi). Sul fronte dei casi confermati di laboratorio, al 14 settembre risultano 101 casi positivi, 33 negativi e 133 in attesa di esito. 2 casi di malattia sono stati inoltre segnalati, tempestivamente, dalla Regione Lombardia, in soggetti che avevano soggiornato nelle suddette aree. Inoltre, il virus chikungunya è stato ritrovato nella zanzara Aedes albopictus.
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Diffusione della zanzara tigre in Italia

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Incubazione:
Il periodo di incubazione da vai 2 ai 12 giorni, in media 2-4 giorni. La malattia ha un andamento tipicamente bifasico.

Sintomi:
Nella prima fase, che dura dai 6 ai 10 giorni, si hanno febbre, cefalea e importanti artralgie, che limitano molto i movimenti: i pazienti tendono a rimanere assolutamente immobili, in posizione antalgica. La febbre si risolve dopo 4 giorni circa.
La seconda fase di 2-3 giorni è caratterizzata dalla comparsa di un esantema maculopapulare pruriginoso su tutto il corpo e dalla ricomparsa della febbre. Occasionalmente in questa fase possono aversi manifestazioni neurologiche, soprattutto nei bimbi piccoli (convulsioni), ma nel complesso il virus è poco o per nulla neurotropo. Raramente possono aversi miocardite e scompenso cardiaco acuto. Le rare complicanze emorragiche si registrano nelle epidemie asiatiche, ma non sono mai gravi come nella dengue: possono comparire petecchie, ma mai importanti sanguinamenti.
Le complicanze più gravi sono rappresentate dalla meningoencefalite e dallo shock settico da coagulazione vasale disseminata. La Chikungunya è generalmente a decorso benigno, si autolimita, la mortalità è bassa (0.4%), ma può essere fatale, particolarmente in soggetti anziani con sottostanti patologie di base (pazienti oncologici, trapiantati, pazienti affetti da malattie croniche quali broncopneumopatia cronica ostruttiva, cardiopatie, diabete).
La malattia si risolve spontaneamente, ma i dolori articolari possono persistere per mesi.

Controllo e prevenzione:
Per ridurre il rischio di contrarre la febbre da virus chikungunya, come altre malattie trasmesse da artropodi, i viaggiatori dovrebbero evitare di esporsi alle punture d’insetti, applicando tutte le misure comportamentali comunemente indicate in questi casi. L’attività degli insetti vettori è generalmente più intensa nella fascia oraria che va dal tramonto all’alba, anche se alcuni di loro pungono durante il giorno; pertanto, è opportuno:

• indossare abiti di colore chiaro (i colori scuri ed accesi attirano gli insetti), con maniche lunghe e pantaloni lunghi, che coprano la maggior parte del corpo;
• evitare l’uso di profumi (attirano gli insetti);
• alloggiare in stanze dotate di impianto di condizionamento d’aria o in mancanza di questo, di zanzariere alle finestre, curando che queste siano tenute in ordine e siano chiuse;
• usare zanzariere sopra il letto, rimboccandone i margini sotto il materasso, verificandone le condizioni e controllando che non ci siano zanzare all’interno di esse. E’ utile impregnare le zanzariere con insetticidi a base di permetrina;
• spruzzare insetticidi a base di piretro o di permetrina nelle stanze di soggiorno o utilizzare diffusori di insetticida operanti a corrente elettrica (in tal caso bisogna informarsi del voltaggio della corrente elettrica utilizzata dal Paese in cui si soggiorna, per poter eventualmente disporre l’acquisto di adattatori o di batterie). E’ necessario, comunque, attenersi scrupolosamente alle norme indicate sui foglietti illustrativi dei prodotti repellenti, non utilizzarli sulle mucose o su regioni cutanee lese e porre particolare attenzione al loro utilizzo sui bambini.
· reti alle finestre o zanzariere nelle stanze in cui si soggiorna (meglio se impregnate con insetticidi)
· utilizzare repellenti sulle parti del corpo che rimangono scoperte, tenendo presente che il sudore ne riduce l'effetto. Donne gravide e bambini dovrebbero consultare il proprio medico o farmacista prima di utilizzare questi prodotti, mentre particolare attenzione va posta ai bambini di età inferiore ai 3 mesi, per i quali l’utilizzo è invece sconsigliato. In caso di febbre di qualsiasi natura, soprattutto se accompagnata da dolori articolari, si raccomanda ai viaggiatori di rientro da un viaggio in una zona in cui è presente la malattia di segnalare al proprio medico, o alla struttura ospedaliera a cui si sono rivolti, i Paesi in cui si sono recati.

Nonostante i casi importati in Europa, non ci sono evidenze che indichino di limitare scambi commerciali e viaggi in queste zone, considerando il numero limitato dei casi importati e la non severità del quadro clinico. Tuttavia categorie particolari come le donne in gravidanza e le persone con malattie croniche o scarse difese immunitarie dovrebbero chiedere consigli al proprio medico sull’opportunità di intraprendere un viaggio in una zona endemica per chikungunya.
La chikungunya è tipicamente una malattia associata a viaggi, come altre malattie da artropodi. Tuttavia, poiché Aedes albopictus è presente anche in Europa e in Italia, è importante monitorare la presenza di casi sul territorio nazionale, per identificare tempestivamente, oltre i possibili casi importati, eventuali casi di trasmissione autoctona.
Non esiste allo stato un vaccino specifico nei confronti del viurs Chikungunya. Un vaccino per tale virus potrebbe essere pronto per il 2012. Ad affermarlo è Top Institute Pharma (TI Pharma) che ha deciso di investire 2,3 milioni di euro nella ricerca di un vaccino per questa malattia.

Trattamento:
Non esiste alcun specifico trattamento contro il virus della febbre chikungunya, perciò la terapia è basata sulla somministrazione di farmaci sintomatici (anti-piretici, anti-infiammatori, riposo a letto e reintegrazione dei fluidi). Nelle aree endemiche, tutte le persone affette da febbre chikungunya dovrebbero essere protette da punture degli insetti, per evitare che questi ultimi possano propagare l’infezione.

Diagnosi:
I metodi per la diagnosi di CHIKV possono essere sierologici o molecolari.
Non esistono, al momento attuale, kit commerciali per diagnosi di febbre chikungunya e l’allestimento dei test sierologici deve avvenire in un laboratorio a livello di biosicurezza 3 (BSL 3) dal momento che è necessario coltivare il virus.

A) Saggi sierologici I test utilizzati per la diagnosi sierologica sono l’inibizione dell’emoagglutinazione (HI) e la neutralizzazione. Questi test misurano il titolo anticorpale, ma non permettono di differenziare gli anticorpi di tipo IgG da quelli di tipo IgM (indice di una infezione recente). Per effettuare diagnosi con questi test è dunque necessario disporre di due campioni di siero, uno prelevato in fase acuta ed uno prelevato in fase convalescente. Tecniche come l’ELISA o l’Immunofluorescenza (IFA) consentono di distinguere le classi di anticorpi e di definire un profilo anticorpale sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, permettendo di effettuare diagnosi anche in quei casi nei quali sia disponibile un solo campione di siero.

B) Metodi molecolari Real time PCR, RT-PCR, Nested-PCR: sul sangue del paziente può essere eseguita la ricerca dell’acido nucleico virale, mediante l’utilizzo di primer specifici che individuino una regione conservata del genoma virale. Tali tecniche sono necessariamente allestite con reagenti preparati in laboratorio, data la mancanza di kit commerciali, e necessitano di una standardizzazione del metodo.

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