Allarme per il calo dei vaccini: ritornano le malattie dimenticate

12 Ottobre 2015 - Il calo delle vaccinazioni che ha fatto seguito alle polemiche circa la correlazione, poi smentita da studi condotti da esperti in materia, tra somministrazione dei vaccini e insorgenza dell'autismo ha avuto un triste epilogo: il ritorno alla ribalta di malattie che sembravano uscite di scena.
Altre leggende hanno costellato la questione dell'obbligatorietà dei vaccini e molti genitori, spinti anche da pareri di medici, che riteniamo incompetenti, hanno deciso di non vaccinare i propri figli.              
 I dati pubblicati dal Ministero della Salute indicano come sia stato raggiunto il limite della soglia di sicurezza, per la mancanza di una copertura vaccinale sufficiente della popolazione pediatrica.
 E' allarme tra igienisti e microbiologi, infettivologi ed immunologi.
Malattie infettive come la rosolia o la varicella sono tornate in auge proprio quando parevano debellate. Il riferimento è soprattutto alle epidemie dimenticate come la difterite, riapparsa più aggressiva in Spagna; alle ondate di morbillo, che hanno causato ricoveri e in alcuni casi decessi, in alcuni ospedali del nostro Paese.
Alcuni casi di poliomielite sono comparsi in alcuni paesi europei come in Albania.
E' necessario che venga varato con urgenza un nuovo piano nazionale di prevenzione e che soprattutto la classe medica ribadisca con forza la necessità di vaccinare le categorie di popolazione esposte a malattie gravi e pericolose.
La copertura contro poliomielite, tetano, difterite ed epatite B è scesa sotto il 95%.
E gli indici di copertura vaccinale continuano a scendere. Le vaccinazioni raccomandate contro morbillo, parotite e rosolia sono calate del 4% nel giro di 12 mesi.
Ne consegue il venir meno dell'immunità di gregge, cresce cioè la probabilità che i bambini non vaccinati vengano contagiati.
E' importante che la popolazione maturi la consapevolezza che i rischi maggiori sono legati proprio a chi non si vaccina. Il problema è verso se stessi ma anche verso gli altri.
Più è ampio il numero della popolazione vaccinata, meno il microrganismo, virus o batterio, circola e meno provoca malattia.                                                                                                                                
Sergio Pecorelli, presidente dell’Aifa, Agenzia italiana per il Farmaco, ha affermato che i vaccini salvano due milioni e mezzo di vite umane l’anno, al ritmo di 5 al minuto, e ancora oggi una malattia come il morbillo può risultare mortale. Negli scorsi anni l'opinione pubblica è stata alimentata da paure irrazionali e in alcuni casi da fenomeni di fallimento della copertura vaccinale.
Per fare un esempio non troppo remoto, basta ricordare cosa è successo l'anno scorso per il vaccino anti-influenzale: lo sviluppo di 10 mutazioni da parte del ceppo virale circolante hanno messo ko il vaccino stagionale.
Tuttavia, questo episodio non deve assolutamente condizionare la popolazione per le misure precauzionali future.  Al tal proposito si ricorda ai lettori di età pari o superiore ai 65 anni che si sta avvicinando il periodo ottimale per l’avvio delle campagne di vaccinazione antinfluenzale (a partire dalla metà di ottobre sino a fine dicembre) per la prevenzione delle forme gravi e complicate di influenza nei gruppi ad aumentato rischio di malattia grave.
La vaccinazione contro l’influenza stagionale è dunque un mezzo efficace e sicuro per prevenire l’influenza e le sue complicanze.
 
Resp.scientifico: Dr. Paolo Meo
Autore: Dott.ssa Totino Valentina 
 
 
Fonte: Tempi.it 

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