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SULL'OBBLIGO DELLE VACCINAZIONI

di Salvatore Squarcione

La strategia seguita in Italia per l'attuazione delle vaccinazioni di massa è da qualche tempo oggetto di dibattito.

Alcune vaccinazioni per l'infanzia, per alcune categorie professionali o per gruppi selezionati di popolazioni, come nel caso della vaccinazione antitubercolare, sono state rese obbligatorie nel corso degli anni con un atto normativo.

L' obbligatorietà, pur comportando di fatto per gli adempimenti alcune conseguenze sul piano amministrativo, offre soprattutto alcuni innegabili vantaggi sul piano dell'attuazione pratica della strategia vaccinale: uniformità dell'intervento su tutto il territorio nazionale, parità di trattamento per tutti i cittadini, a prescindere dalle loro condizioni economiche, sociali, culturali, assunzione di responsabilità da parte dello Stato nel caso di danni irreversibili conseguenti ad eventi avversi alla somministrazione di vaccini obbligatori (cfr. legge 25.2.1992, n.210).

Situazione attuale in Italia. Vaccinazioni obbligatorie.

VACCINI
ANNO INTRODUZ.
POPOLAZIONE TARGET
ANTIDIFTERICA
1939
PRIMA INFANZIA
ANTITETANICA
1963
GRUPPI PROFESSIONALI A RISCHIO
PRIMA INFANZIA
ANTIPOLIO (OPV)
1966
PRIMA INFANZIA
ANTIEPATITE B
1991
PRIMA INFANZIA E ADOLESCENTI
ANTITIFICA
1917
MILITARI DI LEVA
1926
GRUPPI PROFESSIONALI A RISCHIO
1963
ALIMENTARISTI
BCG
1970
GRUPPI PROFESSIONALI A RISCHIO
PRIMA INFANZIA (SOLO IN AREE AD ALTA PREVALENZA PER TB)
ANTIMENINGOCOCCICA
1986
MILITARI DI LEVA

Situazione attuale accordi internazionali.

OBIETTIVO 5: OBIETTIVI OPERATIVI DEL PROGRAMMA ESTESO DI VACCINAZIONE (EPI) PER LA REGIONE EUROPEA

DIFTERITE: assenza di casi indigeni entro il 2000

- entro il 1995 copertura vaccinale con ciclo primario

> 95% entro il 2° anno di età

- entro il 1995 introduzione di dose booster di DT (o Td)in età scolare(5-14 anni), con raggiungimento di coperture vaccinali > 95%

POLIOMIELITE: eradicazione di poliomielite da virus selvaggi entro il 2000

- entro il 1995 copertura vaccinale con ciclo primario

> 95% entro il 2° anno di età

- entro il 1995 istituzione di sistemi sorveglianza della paralisi flaccida acuta o di altri sistemi di sorveglianza per assicurare l'individuazione di ogni caso di polio in ogni classe di età

TETANO NEONATALE: assenza di tetano neonatale entro il 1995

- entro il 1995 copertura vaccinale con ciclo primario

> 95% entro il 2° anno di età

- entro il 1995 introduzione di dose booster di DT (o Td)in età

scolare(5-14 anni), con raggiungimento di coperture vaccinali > 95%

- entro il 1995, analisi di ogni caso di tetano con riguardo a sesso ed età del paziente

ROSOLIA CONGENITA: entro il 2000 assenza di casi indigeni con sindrome da Rosolia Congenita e di casi (confermati in laboratorio) di rosolia in gestanti

- entro il 1997 difficile raggiungimento di copertura vaccinale, in entrambi i sessi, > 95%

- entro il 1995, istituzione di un Sistema di Sorveglianza in grado di individuare tutti i casi di S.R.C.

PAROTITE: entro il 2000 assenza di casi indigeni di parotite

- entro il 1997 difficile raggiungimento di coperture vaccinali > 95%

MORBILLO: entro il 2000 assenza di mortalità da morbillo indigeno, e morbosità

inferiore a 1 caso per 100.000 abitanti.

- entro il 1997 difficile raggiungimento di coperture vaccinali > 95%

PERTOSSE: entro il 2000 assenza di mortalità da pertosse indigeno, e morbosità

inferiore a 1 caso per 100.000 abitanti.

- entro il 1997 difficile raggiungimento di coperture vaccinali > 95%

con ciclo primario di vaccinazione, entro il compimento del 2° anno

In epoca pre-vaccinale la poliomielite causava in Italia circa 3.000 casi all'anno; durante l'epidemia del 1958 vennero registrati 8.394 casi di poliomielite anteriore acuta, con una morbosità pari a 16 casi per 100.000 abitanti e 1.173 decessi (mortalità specifica 2,3/100.000). L'intensità della circolazione virale e il numero delle infezioni sub-cliniche non possono essere valutati che con una certa approssimazione considerando che, per ogni caso di polio paralitica, possono verificarsi fino a 1.000 casi di infezioni inapparenti e di forme sub-cliniche.

Soltanto a partire dal 1964, con l'introduzione del vaccino antipolio orale tipo Sabin, che determina un efficiente immunità mucosale nonché una valida immunità di gruppo anche nei soggetti non vaccinati, il numero di casi di polio paralitica è sceso al di sotto del migliaio; ancora nel 1976-77 venivano registrati in Italia una decina di casi di poliomielite ogni anno.

Da circa dieci anni l'Italia è considerata "polio-free"; non vengono cioè registrati casi autoctoni di poliomielite paralitica da virus selvaggi; questo risultato è stato conseguito dopo circa venti anni di applicazione della strategia vaccinale antipolio con vaccino orale tipo Sabin, lanciata come vaccinazione raccomandata nel 1964 e come vaccinazione obbligatoria nel 1966. Di fatto, studi condotti per conto del Ministero della Sanità da parte di Istituti universitari hanno dimostrato l'assenza della circolazione ambientale di poliovirus selvaggi.

Per ciò che concerne il tetano, la situazione epidemiologica italiana precedente all'entrata in vigore della legge 20 marzo 1968, n.419, che ha introdotto la vaccinazione antitetanica obbligatoria per i nuovi nati, registrava il verificarsi di una media annuale di 700 casi di tetano, nonostante fin dal 1963 la vaccinazione antitetanica fosse stata resa obbligatoria per alcune categorie di lavoratori maggiormente a rischio.

La vaccinazione antitetanica dei nuovi nati ha consentito praticamente l'azzeramento dei casi di tetano neonatale e di tetano infantile mentre si verificano ancora, nonostante le indicazioni ministeriali relative alla profilassi antitetanica attiva e passiva, circa 100 casi di tetano ogni anno, tutti in soggetti adulti e anziani, non vaccinati o vaccinati in maniera incompleta.

Non possono essere quindi condivisibili le affermazioni di taluni circa l'assenza di rischio epidemiologico da tetano perché, se è vero che questa malattia infettiva non si trasmette per contagio interumano diretto, è altrettanto vero che ad essa è ancora associata, nonostante la disponibilità di terapie sofisticate quali quelle di rianimazione, una letalità pari al 50-60%, oltrechè la possibilità di danni neurologici permanenti. Né può essere trascurato, da un punto di vista meramente economico, il costo sanitario determinato dai casi di tetano che ancora si verificano, se si considera che ogni casi richiede il ricovero in reparti di alta specializzazione quali reparti di rianimazione o di terapia intensiva per almeno dieci - quindici giorni.

La sola valutazione economica non deve però far trascurare altri aspetti del problema; se è vero che il tetano è una malattia prevenibile per mezzo di somministrazione di siero eterologo o di immunoglobuline umane specifiche, non bisogna dimenticare che l'attuazione della immunoprofilassi passiva è diventata negli ultimi tempi estremamente problematica. Infatti, la produzione di siero eterologo è cessata, in Italia come nella maggior parte dei paesi europei, per la potenziale pericolosità del prodotto(induzione di sensibilizzazione e di shock anafilattico in caso di somministrazioni ripetute) che aveva fatto preferire le immunoglobuline umane; per quanto riguarda queste ultime, bisogna registrare una carenza di materia prima con conseguente indisponibilità delle immunoglobuline specifiche antitetaniche da parte dei centri di Pronto Soccorso e delle farmacie.

Analoghe considerazioni possono essere fatte per la difterite, i cui protocolli terapeutici prevedono, oltre alla effettuazione di terapia antibiotica e di pratiche di rianimazione, anche la somministrazione di siero antitossico eterologo o di immunoglobuline umane specifiche antidifteriche: la difterite è infatti, al pari del tetano, una tossinfezione in cui la maggior parte dell'effetto patogeno è dovuto ad una tossina con azione specifica su mucose, miocardio, tessuto renale, sistema nervoso ecc.

La produzione di siero antitossico eterologo in Italia è cessata ormai da circa un triennio, mentre le immunoglobuline umane antidifteriche reperibili sul mercato europeo, non sono testate per presenza di anti-HIV ed anti-HCV e pertanto, a norma di legge, non sono utilizzabili sul territorio italiano.

Dopo decenni di attuazione della vaccinazione antidifterica è possibile oggi affermare che la difterite è praticamente scomparsa dal territorio italiano a partire dalla metà dello scorso decennio; nel periodo 1991-93 sono stati registrati in Italia soltanto due casi di difterite, entrambi mortali: un caso si è verificato a carico di una bambina di cinque anni, non vaccinata nonostante un certificato del medico curante attestasse il contrario, e un altro a carico di una donna peruviana, immigrata clandestinamente nel nostro paese, negli ultimi giorni del 1993.

Poiché l'eliminazione di una malattia non sempre si accompagna anche all' eradicazione del relativo agente patogeno, è sempre possibile la sua reintroduzione in territori resi indenni grazie all'attuazione di strategie vaccinali di massa, con possibilità di fenomeni epidemici o di recrudescenza di malattie sotto controllo quando vengano a formarsi cospicui gruppi di soggetti suscettibili ovvero quando il tasso di copertura immunitaria della popolazione generale scenda al di sotto dell'80-90%.

Situazione attuale fonte del finanziamento.

FONDO SANITARIO NAZIONALE

Stanziamenti a carico del bilancio dello Stato, determinati annualmente dalla Legge finanziaria (art.12 D.Legisl.30 dicembre 1992,n.502) ripartito, con riferimento al triennio successivo, entro il 31 ottobre di ciascun anno, al netto della quota dell'1% destinata ad attività di ricerca, dal CIPE su proposta del Ministero della Sanità, sentita la Conferenza Stato-Regioni

FONDI SANITARI REGIONALI

In tal senso sono paradigmatici tanto l'epidemia di difterite attualmente in corso in Russia, Ucraina e negli altri Stati dell'ex URSS quanto l'epidemia di poliomielite verificatasi in Olanda nel settembre 1992 al febbraio 1993.

L'epidemia olandese ha provocato 68 casi di polio paralitica e due decessi in una comunità protestante di stretta osservanza, costituita da circa 60.000 persone che rifiutano le vaccinazioni per motivi religiosi. Nella comunità in questione, già interessate da una epidemia di polio nel 1978, sono stati riscontrati alti livelli di circolazione di poliovirus selvaggio tipo 3, mentre nessun caso di poliomielite paralitica o infezione subclinica è stato riscontrato nella rimanente popolazione olandese, in cui i tassi di copertura vaccinale raggiungono e superano il 95%.

L'epidemia di polio in Olanda ha dimostrato chiaramente come il consentire la formazione di "cluster" suscettibili alle malattie infettive possa vanificare anni di sforzi nel campo della profilassi delle malattie infettive; inoltre essa è costata al Servizio Sanitario Olandese oltre 11,5 miliardi di ECU per interventi di sorveglianza e prevenzione nella sola comunità interessata.

L'epidemia di difterite in corso da circa tre anni nella Confederazione degli Stati Indipendenti ha ribaltato decisamente l'andamento della morbosità di questa malattia nella regione europea; a partire dagli anni '80 si era, infatti, osservato un lento ma costante decremento nei casi di difterite, che nel 1990 era stata notificata da soli cinque Stati: Albania, Germania, Turchia, Regno Unito e Unione Sovietica la quale ultima, comunque, notificava nel complesso il 97% dei casi di difterite registrati nell'anno (1.731 su 1.772).

La situazione nell'ex Unione Sovietica si è ulteriormente deteriorata durante il periodo 1991-92, per manifestarsi in tutta la sua drammaticità nel secondo semestre del 1993.

I casi registrati nella sola Russia nel corso del 1993 sono stati oltre 15.000, con incremento anche di casi importati in paesi limitrofi.

I fattori che hanno condotto a questa situazione sono stati ricondotti dagli esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità principalmente all'esistenza, in alcune aree, di bassi livelli di copertura vaccinale sia tra i bambini nel primo anno di vita, che tra i ragazzi in età scolare; la bassa copertura vaccinale è stata a sua volta conseguenza delle eccessive e talvolta non giustificate controindicazioni alle vaccinazioni che, di fatto, hanno privato molti bambini della possibilità di essere vaccinati.

Un ruolo non secondario è stato giocato dalle preoccupazioni circa la sicurezza e l'innocuità dei vaccini, in assenza di adeguate informazioni e rassicurazioni da parte delle Autorità sanitarie governative e dei pediatri, e da atteggiamenti di rifiuto, diffidenza o indifferenza da parte della popolazione nei confronti degli interventi attuati dalle locali Autorità.

La notevole incidenza di epatiti virali B acute e l'elevata prevalenza di infezioni croniche da virus B nel nostro paese, mese in evidenza alle alte percentuali di soggetti portatori cronici di HBs Ag (tasso di prevalenza media pari al 2,5% sul territorio nazionale, con notevole variabilità da regione a regione e da territorio metropolitano a territorio extraurbano), ha condotto all'introduzione dell'obbligatorietà della vaccinazione contro l'epatite virale B.

La vaccinazione contro l'epatite virale B è in grado di prevenire efficacemente le nuove infezioni da HBV, interrompendo la relativa catena epidemiologica di trasmissione, e il conseguente stato di malattia. Soprattutto, la vaccinazione previene il cronicizzarsi dell'epatite e la possibilità di evoluzione in cirrosi epatica o in epatocarcinoma primario, associati in maniera significativa con la persistenza dell'antigenemia.

In una situazione come quella italiana, definibile come a "media endemicità" di infezione da HBV, la migliore strategia di prevenzione e controllo dell'epatite virale B si attua per mezzo della vaccinazione di massa dei nuovi nati e dei soggetti in età preadolescenziale.

Situazione attuale fonti normative

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA

CONVENZIONE SUI DIRITTI DEL FANCIULLO

(ratificata e resa esecutiva con L.27maggio 1991, n° 176)

L. 6 giugno 1939, n° 891: obbligatorietà della vaccinazione

Antidifterica

LL. 5 marzo 1963 n°292 e 20 marzo 1968, n°419 : vaccinazione

antitetanica obbligatoria

L. 4 febbraio 1966, n°51: obbligatorietà della vaccinazione

antipoliomielitica

L. 27 maggio 1991, n° 65: obbligatorietà della vaccinazione

contro l'epatite virale B

L. 25 febbraio 1992, n° 210: indennizzo per soggetti danneggiati

Da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni

Obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati

D.P.R. 1° marzo 1994 Piano Sanitario Nazionale relativo al

triennio 1994-1996

L. 23 dicembre 1994, n° 724: Misure di razionalizzazione della

finanza pubblica

Circolare n°13 del 6 giugno 1994: esecuzione delle vaccinazioni

obbligatorie e facoltative in attuazione del P.S.N. 1994-96

Infatti, le esperienze condotte in alcuni paesi dell'Europa centrale e settentrionale e negli Stati Uniti, caratterizzati da basse e medie prevalenze di infezioni da HBV, hanno dimostrato come la sola vaccinazione dei soggetti appartenenti alle categorie a rischio (tossicodipendenti, omosessuali, operatori sanitari ecc.), peraltro portata avanti anche in Italia fin dai primi anni '80, ha uno scarsissimo impatto, o addirittura un impatto nullo, in termini di riduzione globale dei tassi di incidenza della malattia; un significativo abbattimento della morbosità si verifica, in effetti, soltanto tra le categoria destinatarie dell'intervento di profilassi, ma non nella popolazione in generale, vista la possibilità di trasmissione per via eterosessuale e per via verticale/perinatale.

La vaccinazione dei nuovi nati e degli adolescenti consente invece di prevenire le infezioni da HBV contratte alla nascita o nella prima infanzia, e cioè le infezioni che piu' frequentemente tendono alla cronicizzazione (25-50% contro il 6-10% delle infezioni contratte in età adulta), e di proteggere i ragazzi prima dell'ingresso nella fascia d'età in cui si verifica il maggior numero di nuove infezioni (tra i 15 e i 25 anni).

Che la vaccinazione antiepatite B sia efficace è dimostrato dal fatto che nei soggetti vaccinati, adulti o bambini, non sono stati riscontrati casi sintomatici di malattia e casi di epatiti croniche HBV correlate; inoltre, i follow-up dei programmi di vaccinazione di massa attuati finora in paesi con alti tassi di morbosità, hanno dimostratola nettissima riduzione dell'incidenza di epatite virale B nella popolazione generale.

Si ribadisce che tutti i provvedimenti relativi all'introduzione di nuove vaccinazioni, obbligatorie o facoltative, sono stati sottoposti all'esame del Consiglio Superiore di Sanità che, nella sua qualità di massimo organo tecnico-scientifico di consulenza del Ministro della Sanità, si è sempre espresso in favore della necessità ed utilità dell'adozione di strategie vaccinali obbligatorie nel nostro paese.

Circa l'obiezione e l'opposizione alle vaccinazioni obbligatorie, per le quali è previsto per motivi di natura sanitaria, si è piu' volte espressa la Corte Costituzionale.

La sentenza n. 307 del 14-22 giugno 1990 ha sancito la legittimità dell'obbligo vaccinale, riconoscendo nella vaccinazione antipoliomielitica uno dei trattamenti sanitari obbligatori cui fa riferimento l'art. 32 della Costituzione.

La sentenza n.26 del 17-14 gennaio 1991 ha riconosciuto all'operatore sanitario la facoltà di richiedere l'intervento del giudice minorile ai sensi dell'art. 333 del Codice Civile in caso di inadempienza dei genitori nei confronti dell'obbligo vaccinale; tale facoltà viene riconosciuta nell'ambito dei poteri propri degli operatori sanitari in relazione al perseguimento della tutela della salute, intesa come diritto costituzionale del singolo ed interesse fondamentale della collettività.

La sentenza n.132 del 16-27 marzo 1992 ha ribadito la legittimità delle disposizioni normative che disciplinano i trattamenti vaccinali, ammettendo, ai sensi degli articoli 330, 333 e 336 del Codice Civile, l'intervento sostitutivo del Pubblico Ministero o, in caso di urgente necessità, del Tribunale dei Minori, nell'ipotesi di mancato adempimento di tali obblighi da parte dei genitori, qualificando la potestà genitoriale non come espressione di libertà personale, ma come diritto-dovere che trova nell'interesse del figlio la sua funzione ed il suo limite.

Circa le responsabilità ed i compiti concernenti la tutela dell'integrità psico-fisica dei bambini, appare rilevante il fatto che l'Italia, con la legge 27 maggio 1991 n° 176, " Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989", abbia appunto sottoscritto la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo la quale, all'art. 3, comma 1, recita "…l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente ", e al comma 3 dell'art. 3 recita: " Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi ed istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro protezione sia conforme alle norme stabilite dalle Autorità competenti, in particolare nell'ambito della sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero del loro personale nonché l'esistenza di un adeguato controllo".

Recentemente, la sentenza n.258 del 20-23 giugno 1994, nel dichiarare ancora una volta inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate sulle leggi relative alle vaccinazioni obbligatorie, ha confermato l'opportunità di mantenere l'obbligatorietà generalizzata delle vaccinazioni ritenute necessarie alla luce delle conoscenze mediche, invitando il legislatore ad individuare eventuali mezzi diagnostici in grado di prevedere e prevenire possibili complicanze legate alla somministrazione dei vaccini.

Per quanto concerne il problema dell'ammissione alla frequenza scolastica di bambini non vaccinati, la pericolosità della formazione di nuclei di soggetti suscettibili alle malattie infettive, ha da sempre giustificato la preoccupazione del legislatore.

Infatti, nelle norme relative alle vaccinazioni è sempre contemplata l'avvenuta effettuazione delle previste pratiche vaccinali quale condizione per l'accesso del bambino alla scuola dell'obbligo; analogamente, l'art. 47 del D.P.R. n. 1518/1967, nell'ambito delle misure predisposte dall'ordinamento giuridico a salvaguardia sia del diritto alla salute del minore, e quindi anche della collettività (art. 32 della Costituzione), sia del diritto del bambino all'istruzione obbligatoria (art. 34 della Costituzione), prevede espressamente la presentazione di un certificato rilasciato ai sensi di legge attestante l'esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie per l'ammissione alla frequenza scolastica ed agli esami.

Copertura vaccinale minima richiesta per interrompere la trasmissione
di alcune infezioni con specifiche caratteristiche epidemiologiche

Malattia Infettiva

Indice contagiosità

Copertura vaccinale minima

Morbillo

92-95 %

15-17

Pertosse

92-95 %

15-17

Parotite

90-92 %

10-12

Rosolia

85-87 %

7-8

Difterite

80-85 %

5-6

Polio

80-85 %

5-6

Tali misure di "controllo" non sono certamente un'esclusiva della legislazione italiana. Anche in altri paesi, compresi quelli che non prevedono nel loro Programma di immunizzazione nazionale norme per l'obbligatorietà delle vaccinazioni, è prevista la presentazione del certificato di avvenuta vaccinazione per l'ammissione alla frequenza scolastica o di altre collettività infantili, quali asili nido, scuole materne, centri di vacanza.

Circa le obiezioni ed i dubbi avanzati da alcuni degli oppositori delle pratiche vaccinali sulla pericolosità dei vaccini, premesso che nessun prodotto biologico, così come nessun farmaco (inclusi quelli omeopatici) possa essere considerato del tutto esente da rischi, si deve ribadire come le moderne tecniche di produzione, comprese quelle sofisticatissime di ingegneria genetica, rendano possibile utilizzare vaccini sempre piu' efficaci sul piano dell'immunogenicità e sicuri sul piano della reattogenicità per il soggetto cui vengono somministrati.

Per ciò che concerne la possibilità di danni o di complicanze da vaccino, argomento particolarmente sentito e dibattuto, senza voler negare in termini assoluti il fenomeno, è però opportuno riportarlo nei suoi giusti limiti; è fin troppo facile attribuire ai vaccini una qualsiasi manifestazione patologica che si manifesti dopo la loro somministrazione.

In realtà, tanto la sorveglianza passiva degli eventi avversi a vaccinazione quanto, soprattutto, indagini per la loro sorveglianza attiva hanno dimostrato come la frequenza di eventi avversi attribuibili con rapporto di causalità alla vaccinazione sia estremamente ridotta e come accurate indagini cliniche, strumentali e di laboratorio consentano di ascrivere tali eventi, nella quasi totalità dei casi, a patologia di origine malformativa o genetica o a patologie infettive.

Così come è prevista l'applicazione di sanzioni amministrative in caso di rifiuto delle vaccinazioni obbligatorie per motivi esclusivamente ideologici (possibilità confermata dalla sentenza della Corte Costituzionale n.132 del 17-27 marzo 1992), è possibile d'altro canto ottenere l'esonero dalle vaccinazioni stesse per motivazioni di carattere medico.

Il Ministero della Sanità, nell'intento di fornire linee guida univoche agli operatori sanitari, ha emanato la circolare n.9 del 26 marzo 1991; tale documento, basato sulle raccomandazioni formulate dagli esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità impegnati attivamente nell'attuazione del Programma Esteso di Vaccinazioni (EPI), è stato sottoposto alla valutazione ed alla approvazione del Consiglio Superiore di Sanità, nella qualità di organo tecnico-scientiifco di consulenza del Ministero della Sanità.

Al pari del Consiglio Superiore di Sanità, nessuno degli organi consultivi attivi in materia di vaccinazione a livello nazionale e internazionale quali, per fare solo alcuni esempi, il Global Advisory Group dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'Advisory Committee on Immunization Partisse (USA), il Joint Medical Committee on Vaccination and Immunization (Regno Unito) raccomanda l'esecuzione generalizzata ed universale di indagini di laboratorio di tutti coloro che vengono sottoposti a vaccinazioni.

Tutti gli organi consultivi in materia di vaccinazione hanno invece sempre affermato che a nessun bambino dovrebbero essere negati i benefici derivanti da una corretta pratica vaccinale (per capillarità di attuazione e rispetto dei tempi) senza avere attentamente ponderato le conseguenze della sua mancata immunizzazione, sia per la sua salute che per quella della collettività in cui è inserito.

Gli orientamenti del legislatore in relazione agli accertamenti ed ai trattamenti sanitari volontari ed obbligatori sono palesemente rivolti all'adempimento dell'obbligo, non al costringimento con l'uso della forza ai fini di ottemperare coattivamente ad esso, ma prestabilendo misure di salvaguardia nell'interesse dei terzi in caso di inadempimento del singolo.

In tal modo viene rispettato il dovere etico-giuridico perseguito dal legislatore e praticato dall'autorità sanitaria, nella ricerca del bene comune, cui aderisce personalmente il singolo rispettando principi di solidarietà costituzionalmente rilevanti.

Infatti, dall'art. 32 della Costituzione si desume che il disposto costituzionale considera i trattamenti sanitari obbligatori non incompatibili con le esigenze di rispetto della persona umana, nella sua qualità di parte attiva ed integrante della collettività. Ricercando nello stesso articolo 32 della Costituzione la "ratio" limitatrice della libertà di coscienza, è facile individuarla nel supremo interesse alla tutela della salute pubblica, in virtù' della quale si può rendere necessario un sacrificio della stessa libertà di coscienza dell'individuo.

Infine la necessità che l'attuazione delle vaccinazioni obbligatorie avvenga mediante la ricerca del consenso e della partecipazione dei genitori, non significa comunque rendere imprescindibile l'acquisizione del consenso medesimo, essendo sufficiente che le autorità preposte pongano in essere ogni possibile tentativo diretto alla predetta acquisizione, in assenza della quale l'intervento autoritativo può trovare ugualmente la sua giustificazione.

Piuttosto, i genitori che rifiutano di sottoporre i propri figli alle vaccinazioni, dovrebbero considerare che i bambini non vaccinati e quindi non protetti, godono di riflesso del vantaggio di vivere attualmente in una collettività di soggetti vaccinati, che concorrono attivamente all'interruzione della catena di trasmissione della malattia. La scelta di far vaccinare i propri bambini dovrebbe quindi essere intesa non solo come atto di amore e consapevolezza per la loro salute, ma anche come tangibile esempio di solidarietà civile nel proprio contesto sociale.

* tratto da:
W. Pasini VACCINARE GLI ADULTI: CHI, QUANDO, PERCHE'
(suppl. al n¡ 3, ott. 97, di NEWS & NEWS - Alfa Wassermann)

 

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