SULL'OBBLIGO
DELLE VACCINAZIONI
di Salvatore
Squarcione
La
strategia seguita in Italia per l'attuazione delle vaccinazioni di massa
è da qualche tempo oggetto di dibattito.
Alcune
vaccinazioni per l'infanzia, per alcune categorie professionali o per
gruppi selezionati di popolazioni, come nel caso della vaccinazione antitubercolare,
sono state rese obbligatorie nel corso degli anni con un atto normativo.
L'
obbligatorietà, pur comportando di fatto per gli adempimenti alcune
conseguenze sul piano amministrativo, offre soprattutto alcuni innegabili
vantaggi sul piano dell'attuazione pratica della strategia vaccinale:
uniformità dell'intervento su tutto il territorio nazionale, parità
di trattamento per tutti i cittadini, a prescindere dalle loro condizioni
economiche, sociali, culturali, assunzione di responsabilità da
parte dello Stato nel caso di danni irreversibili conseguenti ad eventi
avversi alla somministrazione di vaccini obbligatori (cfr. legge 25.2.1992,
n.210).
Situazione
attuale in Italia. Vaccinazioni obbligatorie.
| VACCINI |
ANNO
INTRODUZ. |
POPOLAZIONE
TARGET |
| ANTIDIFTERICA |
1939 |
PRIMA
INFANZIA |
| ANTITETANICA |
1963 |
GRUPPI
PROFESSIONALI A RISCHIO
PRIMA
INFANZIA |
| ANTIPOLIO
(OPV) |
1966 |
PRIMA
INFANZIA |
| ANTIEPATITE
B |
1991 |
PRIMA
INFANZIA E ADOLESCENTI |
| ANTITIFICA |
1917 |
MILITARI
DI LEVA |
1926 |
GRUPPI
PROFESSIONALI A RISCHIO |
1963 |
ALIMENTARISTI |
| BCG |
1970 |
GRUPPI
PROFESSIONALI A RISCHIO
PRIMA
INFANZIA (SOLO IN AREE AD ALTA PREVALENZA PER TB) |
| ANTIMENINGOCOCCICA |
1986 |
MILITARI
DI LEVA |
Situazione
attuale accordi internazionali.
OBIETTIVO 5: OBIETTIVI
OPERATIVI DEL PROGRAMMA ESTESO DI VACCINAZIONE (EPI) PER LA REGIONE
EUROPEA
DIFTERITE: assenza
di casi indigeni entro il 2000
- entro il 1995
copertura vaccinale con ciclo primario
> 95% entro il
2° anno di età
- entro il 1995
introduzione di dose booster di DT (o Td)in età scolare(5-14 anni),
con raggiungimento di coperture vaccinali > 95%
POLIOMIELITE:
eradicazione di poliomielite da virus selvaggi entro il 2000
- entro il 1995
copertura vaccinale con ciclo primario
> 95% entro il
2° anno di età
- entro il 1995
istituzione di sistemi sorveglianza della paralisi flaccida acuta o
di altri sistemi di sorveglianza per assicurare l'individuazione di
ogni caso di polio in ogni classe di età
TETANO NEONATALE:
assenza di tetano neonatale entro il 1995
- entro il 1995
copertura vaccinale con ciclo primario
> 95% entro il
2° anno di età
- entro il 1995
introduzione di dose booster di DT (o Td)in età
scolare(5-14
anni), con raggiungimento di coperture vaccinali > 95%
- entro il 1995,
analisi di ogni caso di tetano con riguardo a sesso ed età del
paziente
ROSOLIA CONGENITA:
entro il 2000 assenza di casi indigeni con sindrome da Rosolia
Congenita e di casi (confermati in laboratorio) di rosolia in
gestanti
- entro il 1997
difficile raggiungimento di copertura vaccinale, in entrambi i
sessi, > 95%
- entro il 1995,
istituzione di un Sistema di Sorveglianza in grado di individuare
tutti i casi di S.R.C.
PAROTITE: entro il
2000 assenza di casi indigeni di parotite
- entro il 1997
difficile raggiungimento di coperture vaccinali > 95%
MORBILLO: entro il
2000 assenza di mortalità da morbillo indigeno, e morbosità
inferiore a 1 caso
per 100.000 abitanti.
- entro il 1997
difficile raggiungimento di coperture vaccinali > 95%
PERTOSSE: entro il
2000 assenza di mortalità da pertosse indigeno, e morbosità
inferiore a 1 caso
per 100.000 abitanti.
- entro il 1997
difficile raggiungimento di coperture vaccinali > 95%
con ciclo primario
di vaccinazione, entro il compimento del 2° anno
In epoca
pre-vaccinale la poliomielite causava in Italia circa 3.000 casi all'anno;
durante l'epidemia del 1958 vennero registrati 8.394 casi di poliomielite
anteriore acuta, con una morbosità pari a 16 casi per 100.000 abitanti e 1.173
decessi (mortalità specifica 2,3/100.000). L'intensità della circolazione
virale e il numero delle infezioni sub-cliniche non possono essere valutati che
con una certa approssimazione considerando che, per ogni caso di polio
paralitica, possono verificarsi fino a 1.000 casi di infezioni inapparenti e di
forme sub-cliniche.
Soltanto a
partire dal 1964, con l'introduzione del vaccino antipolio orale tipo
Sabin, che determina un efficiente immunità mucosale nonché una valida
immunità di gruppo anche nei soggetti non vaccinati, il numero di casi di
polio paralitica è sceso al di sotto del migliaio; ancora nel 1976-77
venivano registrati in Italia una decina di casi di poliomielite ogni
anno.
Da circa
dieci anni l'Italia è considerata "polio-free"; non vengono
cioè registrati casi autoctoni di poliomielite paralitica da virus
selvaggi; questo risultato è stato conseguito dopo circa venti anni di
applicazione della strategia vaccinale antipolio con vaccino orale tipo
Sabin, lanciata come vaccinazione raccomandata nel 1964 e come
vaccinazione obbligatoria nel 1966. Di fatto, studi condotti per conto del
Ministero della Sanità da parte di Istituti universitari hanno dimostrato
l'assenza della circolazione ambientale di poliovirus selvaggi.
Per ciò che
concerne il tetano, la situazione epidemiologica italiana precedente
all'entrata in vigore della legge 20 marzo 1968, n.419, che ha introdotto
la vaccinazione antitetanica obbligatoria per i nuovi nati, registrava il
verificarsi di una media annuale di 700 casi di tetano, nonostante fin dal
1963 la vaccinazione antitetanica fosse stata resa obbligatoria per alcune
categorie di lavoratori maggiormente a rischio.
La
vaccinazione antitetanica dei nuovi nati ha consentito praticamente
l'azzeramento dei casi di tetano neonatale e di tetano infantile mentre si
verificano ancora, nonostante le indicazioni ministeriali relative alla
profilassi antitetanica attiva e passiva, circa 100 casi di tetano ogni
anno, tutti in soggetti adulti e anziani, non vaccinati o vaccinati in
maniera incompleta.
Non possono
essere quindi condivisibili le affermazioni di taluni circa l'assenza di
rischio epidemiologico da tetano perché, se è vero che questa malattia
infettiva non si trasmette per contagio interumano diretto, è altrettanto
vero che ad essa è ancora associata, nonostante la disponibilità di
terapie sofisticate quali quelle di rianimazione, una letalità pari al
50-60%, oltrechè la possibilità di danni neurologici permanenti. Né
può essere trascurato, da un punto di vista meramente economico, il costo
sanitario determinato dai casi di tetano che ancora si verificano, se si
considera che ogni casi richiede il ricovero in reparti di alta
specializzazione quali reparti di rianimazione o di terapia intensiva per
almeno dieci - quindici giorni.
La sola
valutazione economica non deve però far trascurare altri aspetti del
problema; se è vero che il tetano è una malattia prevenibile per mezzo
di somministrazione di siero eterologo o di immunoglobuline umane
specifiche, non bisogna dimenticare che l'attuazione della
immunoprofilassi passiva è diventata negli ultimi tempi estremamente
problematica. Infatti, la produzione di siero eterologo è cessata, in
Italia come nella maggior parte dei paesi europei, per la potenziale
pericolosità del prodotto(induzione di sensibilizzazione e di shock
anafilattico in caso di somministrazioni ripetute) che aveva fatto
preferire le immunoglobuline umane; per quanto riguarda queste ultime,
bisogna registrare una carenza di materia prima con conseguente
indisponibilità delle immunoglobuline specifiche antitetaniche da parte
dei centri di Pronto Soccorso e delle farmacie.
Analoghe
considerazioni possono essere fatte per la difterite, i cui protocolli
terapeutici prevedono, oltre alla effettuazione di terapia antibiotica e
di pratiche di rianimazione, anche la somministrazione di siero
antitossico eterologo o di immunoglobuline umane specifiche
antidifteriche: la difterite è infatti, al pari del tetano, una
tossinfezione in cui la maggior parte dell'effetto patogeno è dovuto ad
una tossina con azione specifica su mucose, miocardio, tessuto renale,
sistema nervoso ecc.
La
produzione di siero antitossico eterologo in Italia è cessata ormai da
circa un triennio, mentre le immunoglobuline umane antidifteriche
reperibili sul mercato europeo, non sono testate per presenza di anti-HIV
ed anti-HCV e pertanto, a norma di legge, non sono utilizzabili sul
territorio italiano.
Dopo decenni
di attuazione della vaccinazione antidifterica è possibile oggi affermare
che la difterite è praticamente scomparsa dal territorio italiano a
partire dalla metà dello scorso decennio; nel periodo 1991-93 sono stati
registrati in Italia soltanto due casi di difterite, entrambi mortali: un
caso si è verificato a carico di una bambina di cinque anni, non
vaccinata nonostante un certificato del medico curante attestasse il
contrario, e un altro a carico di una donna peruviana, immigrata
clandestinamente nel nostro paese, negli ultimi giorni del 1993.
Poiché
l'eliminazione di una malattia non sempre si accompagna anche all'
eradicazione del relativo agente patogeno, è sempre possibile la sua
reintroduzione in territori resi indenni grazie all'attuazione di
strategie vaccinali di massa, con possibilità di fenomeni epidemici o di
recrudescenza di malattie sotto controllo quando vengano a formarsi
cospicui gruppi di soggetti suscettibili ovvero quando il tasso di
copertura immunitaria della popolazione generale scenda al di sotto
dell'80-90%.
Situazione attuale fonte del
finanziamento.
FONDO SANITARIO NAZIONALE
Stanziamenti a
carico del bilancio dello Stato, determinati annualmente dalla Legge
finanziaria (art.12 D.Legisl.30 dicembre 1992,n.502) ripartito, con
riferimento al triennio successivo, entro il 31 ottobre di ciascun
anno, al netto della quota dell'1% destinata ad attività di
ricerca, dal CIPE su proposta del Ministero della Sanità, sentita
la Conferenza Stato-Regioni
FONDI SANITARI
REGIONALI
In tal senso
sono paradigmatici tanto l'epidemia di difterite attualmente in corso in
Russia, Ucraina e negli altri Stati dell'ex URSS quanto l'epidemia di
poliomielite verificatasi in Olanda nel settembre 1992 al febbraio 1993.
L'epidemia
olandese ha provocato 68 casi di polio paralitica e due decessi in una
comunità protestante di stretta osservanza, costituita da circa 60.000
persone che rifiutano le vaccinazioni per motivi religiosi. Nella
comunità in questione, già interessate da una epidemia di polio nel
1978, sono stati riscontrati alti livelli di circolazione di poliovirus
selvaggio tipo 3, mentre nessun caso di poliomielite paralitica o
infezione subclinica è stato riscontrato nella rimanente popolazione
olandese, in cui i tassi di copertura vaccinale raggiungono e superano il
95%.
L'epidemia
di polio in Olanda ha dimostrato chiaramente come il consentire la
formazione di "cluster" suscettibili alle malattie infettive
possa vanificare anni di sforzi nel campo della profilassi delle malattie
infettive; inoltre essa è costata al Servizio Sanitario Olandese oltre
11,5 miliardi di ECU per interventi di sorveglianza e prevenzione nella
sola comunità interessata.
L'epidemia
di difterite in corso da circa tre anni nella Confederazione degli Stati
Indipendenti ha ribaltato decisamente l'andamento della morbosità di
questa malattia nella regione europea; a partire dagli anni '80 si era,
infatti, osservato un lento ma costante decremento nei casi di difterite,
che nel 1990 era stata notificata da soli cinque Stati: Albania, Germania,
Turchia, Regno Unito e Unione Sovietica la quale ultima, comunque,
notificava nel complesso il 97% dei casi di difterite registrati nell'anno
(1.731 su 1.772).
La
situazione nell'ex Unione Sovietica si è ulteriormente deteriorata
durante il periodo 1991-92, per manifestarsi in tutta la sua drammaticità
nel secondo semestre del 1993.
I casi
registrati nella sola Russia nel corso del 1993 sono stati oltre 15.000,
con incremento anche di casi importati in paesi limitrofi.
I fattori
che hanno condotto a questa situazione sono stati ricondotti dagli esperti
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità principalmente all'esistenza,
in alcune aree, di bassi livelli di copertura vaccinale sia tra i bambini
nel primo anno di vita, che tra i ragazzi in età scolare; la bassa
copertura vaccinale è stata a sua volta conseguenza delle eccessive e
talvolta non giustificate controindicazioni alle vaccinazioni che, di
fatto, hanno privato molti bambini della possibilità di essere vaccinati.
Un ruolo
non secondario è stato giocato dalle preoccupazioni circa la sicurezza e
l'innocuità dei vaccini, in assenza di adeguate informazioni e
rassicurazioni da parte delle Autorità sanitarie governative e dei
pediatri, e da atteggiamenti di rifiuto, diffidenza o indifferenza da
parte della popolazione nei confronti degli interventi attuati dalle
locali Autorità.
La
notevole incidenza di epatiti virali B acute e l'elevata prevalenza di
infezioni croniche da virus B nel nostro paese, mese in evidenza alle alte
percentuali di soggetti portatori cronici di HBs Ag (tasso di prevalenza
media pari al 2,5% sul territorio nazionale, con notevole variabilità da
regione a regione e da territorio metropolitano a territorio extraurbano),
ha condotto all'introduzione dell'obbligatorietà della vaccinazione
contro l'epatite virale B.
La
vaccinazione contro l'epatite virale B è in grado di prevenire
efficacemente le nuove infezioni da HBV, interrompendo la relativa catena
epidemiologica di trasmissione, e il conseguente stato di malattia.
Soprattutto, la vaccinazione previene il cronicizzarsi dell'epatite e la
possibilità di evoluzione in cirrosi epatica o in epatocarcinoma
primario, associati in maniera significativa con la persistenza dell'antigenemia.
In una
situazione come quella italiana, definibile come a "media
endemicità" di infezione da HBV, la migliore strategia di
prevenzione e controllo dell'epatite virale B si attua per mezzo della
vaccinazione di massa dei nuovi nati e dei soggetti in età
preadolescenziale.
Situazione
attuale fonti normative
COSTITUZIONE
DELLA REPUBBLICA
CONVENZIONE SUI DIRITTI DEL FANCIULLO
(ratificata e resa esecutiva con L.27maggio 1991, n° 176)
L. 6 giugno 1939, n° 891: obbligatorietà della vaccinazione
Antidifterica
LL. 5 marzo 1963 n°292 e 20 marzo 1968, n°419 : vaccinazione
antitetanica obbligatoria
L. 4 febbraio 1966, n°51: obbligatorietà della vaccinazione
antipoliomielitica
L. 27 maggio 1991, n° 65: obbligatorietà della vaccinazione
contro l'epatite virale B
L. 25 febbraio 1992, n° 210: indennizzo per soggetti danneggiati
Da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni
Obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati
D.P.R. 1° marzo 1994 Piano Sanitario Nazionale relativo al
triennio 1994-1996
L. 23 dicembre 1994, n° 724: Misure di razionalizzazione
della
finanza pubblica
Circolare n°13 del 6 giugno 1994: esecuzione delle vaccinazioni
obbligatorie e facoltative in attuazione del P.S.N. 1994-96
Infatti,
le esperienze condotte in alcuni paesi dell'Europa centrale e settentrionale
e negli Stati Uniti, caratterizzati da basse e medie prevalenze di infezioni
da HBV, hanno dimostrato come la sola vaccinazione dei soggetti appartenenti
alle categorie a rischio (tossicodipendenti, omosessuali, operatori sanitari
ecc.), peraltro portata avanti anche in Italia fin dai primi anni '80,
ha uno scarsissimo impatto, o addirittura un impatto nullo, in termini
di riduzione globale dei tassi di incidenza della malattia; un significativo
abbattimento della morbosità si verifica, in effetti, soltanto
tra le categoria destinatarie dell'intervento di profilassi, ma non nella
popolazione in generale, vista la possibilità di trasmissione per
via eterosessuale e per via verticale/perinatale.
La
vaccinazione dei nuovi nati e degli adolescenti consente invece di prevenire
le infezioni da HBV contratte alla nascita o nella prima infanzia, e cioè
le infezioni che piu' frequentemente tendono alla cronicizzazione (25-50%
contro il 6-10% delle infezioni contratte in età adulta), e di
proteggere i ragazzi prima dell'ingresso nella fascia d'età in
cui si verifica il maggior numero di nuove infezioni (tra i 15 e i 25
anni).
Che
la vaccinazione antiepatite B sia efficace è dimostrato dal fatto
che nei soggetti vaccinati, adulti o bambini, non sono stati riscontrati
casi sintomatici di malattia e casi di epatiti croniche HBV correlate;
inoltre, i follow-up dei programmi di vaccinazione di massa attuati finora
in paesi con alti tassi di morbosità, hanno dimostratola nettissima
riduzione dell'incidenza di epatite virale B nella popolazione generale.
Si
ribadisce che tutti i provvedimenti relativi all'introduzione di nuove
vaccinazioni, obbligatorie o facoltative, sono stati sottoposti all'esame
del Consiglio Superiore di Sanità che, nella sua qualità
di massimo organo tecnico-scientifico di consulenza del Ministro della
Sanità, si è sempre espresso in favore della necessità
ed utilità dell'adozione di strategie vaccinali obbligatorie nel
nostro paese.
Circa
l'obiezione e l'opposizione alle vaccinazioni obbligatorie, per le quali
è previsto per motivi di natura sanitaria, si è piu' volte
espressa la Corte Costituzionale.
La
sentenza n. 307 del 14-22 giugno 1990 ha sancito la legittimità
dell'obbligo vaccinale, riconoscendo nella vaccinazione antipoliomielitica
uno dei trattamenti sanitari obbligatori cui fa riferimento l'art. 32
della Costituzione.
La
sentenza n.26 del 17-14 gennaio 1991 ha riconosciuto all'operatore sanitario
la facoltà di richiedere l'intervento del giudice minorile ai sensi
dell'art. 333 del Codice Civile in caso di inadempienza dei genitori nei
confronti dell'obbligo vaccinale; tale facoltà viene riconosciuta
nell'ambito dei poteri propri degli operatori sanitari in relazione al
perseguimento della tutela della salute, intesa come diritto costituzionale
del singolo ed interesse fondamentale della collettività.
La
sentenza n.132 del 16-27 marzo 1992 ha ribadito la legittimità
delle disposizioni normative che disciplinano i trattamenti vaccinali,
ammettendo, ai sensi degli articoli 330, 333 e 336 del Codice Civile,
l'intervento sostitutivo del Pubblico Ministero o, in caso di urgente
necessità, del Tribunale dei Minori, nell'ipotesi di mancato adempimento
di tali obblighi da parte dei genitori, qualificando la potestà
genitoriale non come espressione di libertà personale, ma come
diritto-dovere che trova nell'interesse del figlio la sua funzione ed
il suo limite.
Circa
le responsabilità ed i compiti concernenti la tutela dell'integrità
psico-fisica dei bambini, appare rilevante il fatto che l'Italia, con
la legge 27 maggio 1991 n° 176, " Ratifica ed esecuzione della convenzione
sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989", abbia
appunto sottoscritto la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo
la quale, all'art. 3, comma 1, recita "
l'interesse superiore del
fanciullo deve essere una considerazione preminente ", e al comma 3 dell'art.
3 recita: " Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento
delle istituzioni, servizi ed istituti che hanno la responsabilità
dei fanciulli e che provvedono alla loro protezione sia conforme alle
norme stabilite dalle Autorità competenti, in particolare nell'ambito
della sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero del loro
personale nonché l'esistenza di un adeguato controllo".
Recentemente,
la sentenza n.258 del 20-23 giugno 1994, nel dichiarare ancora una volta
inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate
sulle leggi relative alle vaccinazioni obbligatorie, ha confermato l'opportunità
di mantenere l'obbligatorietà generalizzata delle vaccinazioni
ritenute necessarie alla luce delle conoscenze mediche, invitando il legislatore
ad individuare eventuali mezzi diagnostici in grado di prevedere e prevenire
possibili complicanze legate alla somministrazione dei vaccini.
Per
quanto concerne il problema dell'ammissione alla frequenza scolastica
di bambini non vaccinati, la pericolosità della formazione di nuclei
di soggetti suscettibili alle malattie infettive, ha da sempre giustificato
la preoccupazione del legislatore.
Infatti,
nelle norme relative alle vaccinazioni è sempre contemplata l'avvenuta
effettuazione delle previste pratiche vaccinali quale condizione per l'accesso
del bambino alla scuola dell'obbligo; analogamente, l'art. 47 del D.P.R.
n. 1518/1967, nell'ambito delle misure predisposte dall'ordinamento giuridico
a salvaguardia sia del diritto alla salute del minore, e quindi anche
della collettività (art. 32 della Costituzione), sia del diritto
del bambino all'istruzione obbligatoria (art. 34 della Costituzione),
prevede espressamente la presentazione di un certificato rilasciato ai
sensi di legge attestante l'esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie
per l'ammissione alla frequenza scolastica ed agli esami.
|
Copertura
vaccinale minima richiesta per interrompere la trasmissione
di
alcune infezioni con specifiche caratteristiche epidemiologiche
|
|
Malattia
Infettiva |
|
|
|
|
|
|
|
Indice
contagiosità |
|
Copertura
vaccinale minima |
|
|
Morbillo |
|
92-95
% |
|
15-17 |
|
Pertosse |
|
92-95
% |
|
15-17 |
|
Parotite |
|
90-92
% |
|
10-12 |
|
Rosolia |
|
85-87
% |
|
7-8 |
|
Difterite |
|
80-85
% |
|
5-6 |
|
Polio |
|
80-85
% |
|
5-6 |
Tali
misure di "controllo" non sono certamente un'esclusiva della legislazione
italiana. Anche in altri paesi, compresi quelli che non prevedono nel
loro Programma di immunizzazione nazionale norme per l'obbligatorietà
delle vaccinazioni, è prevista la presentazione del certificato
di avvenuta vaccinazione per l'ammissione alla frequenza scolastica o
di altre collettività infantili, quali asili nido, scuole materne,
centri di vacanza.
Circa
le obiezioni ed i dubbi avanzati da alcuni degli oppositori delle pratiche
vaccinali sulla pericolosità dei vaccini, premesso che nessun prodotto
biologico, così come nessun farmaco (inclusi quelli omeopatici)
possa essere considerato del tutto esente da rischi, si deve ribadire
come le moderne tecniche di produzione, comprese quelle sofisticatissime
di ingegneria genetica, rendano possibile utilizzare vaccini sempre piu'
efficaci sul piano dell'immunogenicità e sicuri sul piano della
reattogenicità per il soggetto cui vengono somministrati.
Per
ciò che concerne la possibilità di danni o di complicanze
da vaccino, argomento particolarmente sentito e dibattuto, senza voler
negare in termini assoluti il fenomeno, è però opportuno
riportarlo nei suoi giusti limiti; è fin troppo facile attribuire
ai vaccini una qualsiasi manifestazione patologica che si manifesti dopo
la loro somministrazione.
In
realtà, tanto la sorveglianza passiva degli eventi avversi a vaccinazione
quanto, soprattutto, indagini per la loro sorveglianza attiva hanno dimostrato
come la frequenza di eventi avversi attribuibili con rapporto di causalità
alla vaccinazione sia estremamente ridotta e come accurate indagini cliniche,
strumentali e di laboratorio consentano di ascrivere tali eventi, nella
quasi totalità dei casi, a patologia di origine malformativa o
genetica o a patologie infettive.
Così
come è prevista l'applicazione di sanzioni amministrative in caso
di rifiuto delle vaccinazioni obbligatorie per motivi esclusivamente ideologici
(possibilità confermata dalla sentenza della Corte Costituzionale
n.132 del 17-27 marzo 1992), è possibile d'altro canto ottenere
l'esonero dalle vaccinazioni stesse per motivazioni di carattere medico.
Il
Ministero della Sanità, nell'intento di fornire linee guida univoche
agli operatori sanitari, ha emanato la circolare n.9 del 26 marzo 1991;
tale documento, basato sulle raccomandazioni formulate dagli esperti dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità impegnati attivamente nell'attuazione del
Programma Esteso di Vaccinazioni (EPI), è stato sottoposto alla
valutazione ed alla approvazione del Consiglio Superiore di Sanità,
nella qualità di organo tecnico-scientiifco di consulenza del Ministero
della Sanità.
Al
pari del Consiglio Superiore di Sanità, nessuno degli organi consultivi
attivi in materia di vaccinazione a livello nazionale e internazionale
quali, per fare solo alcuni esempi, il Global Advisory Group dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità, l'Advisory Committee on Immunization Partisse
(USA), il Joint Medical Committee on Vaccination and Immunization (Regno
Unito) raccomanda l'esecuzione generalizzata ed universale di indagini
di laboratorio di tutti coloro che vengono sottoposti a vaccinazioni.
Tutti
gli organi consultivi in materia di vaccinazione hanno invece sempre affermato
che a nessun bambino dovrebbero essere negati i benefici derivanti da
una corretta pratica vaccinale (per capillarità di attuazione e
rispetto dei tempi) senza avere attentamente ponderato le conseguenze
della sua mancata immunizzazione, sia per la sua salute che per quella
della collettività in cui è inserito.
Gli
orientamenti del legislatore in relazione agli accertamenti ed ai trattamenti
sanitari volontari ed obbligatori sono palesemente rivolti all'adempimento
dell'obbligo, non al costringimento con l'uso della forza ai fini di ottemperare
coattivamente ad esso, ma prestabilendo misure di salvaguardia nell'interesse
dei terzi in caso di inadempimento del singolo.
In
tal modo viene rispettato il dovere etico-giuridico perseguito dal legislatore
e praticato dall'autorità sanitaria, nella ricerca del bene comune,
cui aderisce personalmente il singolo rispettando principi di solidarietà
costituzionalmente rilevanti.
Infatti,
dall'art. 32 della Costituzione si desume che il disposto costituzionale
considera i trattamenti sanitari obbligatori non incompatibili con le
esigenze di rispetto della persona umana, nella sua qualità di
parte attiva ed integrante della collettività. Ricercando nello
stesso articolo 32 della Costituzione la "ratio" limitatrice della libertà
di coscienza, è facile individuarla nel supremo interesse alla
tutela della salute pubblica, in virtù' della quale si può
rendere necessario un sacrificio della stessa libertà di coscienza
dell'individuo.
Infine la necessità che l'attuazione delle vaccinazioni obbligatorie
avvenga mediante la ricerca del consenso e della partecipazione dei genitori,
non significa comunque rendere imprescindibile l'acquisizione del consenso
medesimo, essendo sufficiente che le autorità preposte pongano
in essere ogni possibile tentativo diretto alla predetta acquisizione,
in assenza della quale l'intervento autoritativo può trovare ugualmente
la sua giustificazione.
Piuttosto,
i genitori che rifiutano di sottoporre i propri figli alle vaccinazioni,
dovrebbero considerare che i bambini non vaccinati e quindi non protetti,
godono di riflesso del vantaggio di vivere attualmente in una collettività
di soggetti vaccinati, che concorrono attivamente all'interruzione della
catena di trasmissione della malattia. La scelta di far vaccinare i propri
bambini dovrebbe quindi essere intesa non solo come atto di amore e consapevolezza
per la loro salute, ma anche come tangibile esempio di solidarietà
civile nel proprio contesto sociale.
*
tratto da:
W. Pasini VACCINARE GLI ADULTI: CHI, QUANDO, PERCHE'
(suppl. al n¡ 3, ott. 97, di NEWS & NEWS - Alfa Wassermann)
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